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Emi White

22/01/2019, 01:17

racconto breve



Silvia-e-i-biscotti-della-felicità


 Storie di cani e padroni



Accadeva che Silvia durante le sue passeggiate superasse il bosco, e che avventurandosi con Gemma per i campi aperti, percorresse quei sentieri solcati dai trattori, sulle cui rive crescono i papaveri e altri fiori estivi. In quelle occasioni spesso incontrava Mario.
L’uomo aveva così tante strane abitudini che la maggior parte delle persone lo considerava del tutto svitato e la gente del paese preferiva girargli alla larga; ma Gemma andava pazza per il cibo che Mario ammucchiava nelle tasche: spesso maleodorante, ridotto in poltiglia proprio secondo i desideri di un cane.
Silvia se ne stava a due o tre metri di distanza e lasciava che il cane festeggiasse il pazzo con uggiolii di felicità e scodinzolate che coinvolgevano tutto il posteriore.
"La danza della felicità!" Esclamava lui divertito "Meno male che qualcuno se la ricorda ancora!".
Normalmente a quel punto lui svuotava le tasche, Gemma divorava ogni briciola e poi cane e padrona proseguivano indisturbate il loro percorso.

Invece il 14 maggio accarezzò a lungo l’animale, poi guardò Silvia negli occhi e le mostrò un mazzo di spighe. "Domani me ne vado", le disse "ho trovato tutto quello che dovevo, tieni".
Le stava porgendo le erbe raccolte con una tale determinazione che Silvia dovette suo malgrado accorciare le distanze e accettare il dono, o avrebbe fatto una figura da vera maleducata.
"Custodiscile con cura, queste sono spighe speciali, ci si possono cucinare i biscotti della felicità".
Silvia provava lo stesso imbarazzo dei suoi compaesani, il tipico disagio di quando si è in compagnia di un pazzo: un misto di diffidenza e timore che ti porta a parlare con cautela o a stare del tutto zitta. In effetti non disse una parola.
"Li hai mai assaggiati?" Chiese allora lui e trovandola nuovamente muta domandò ancora: "Hai mai mangiato qualcosa di nuovo?"
"Sì" rispose con cautela lei.
"E nel farlo non ti sei mai sentita felice?". Silvia si ricordò della prima volta che aveva assaggiato le lasagne, era molto piccola ma in effetti aveva provato uno straordinario senso di felicità. Annuì con un piccolo sorriso.
"E hai mai assaggiato qualcosa di nuovo e anche raro?". Silvia si chiese cosa Mario intendesse per raro e lui, come se glielo avesse letto nel pensiero, si spiegò meglio "Tipo un tartufo".
Lei di certo non era un amante dei tartufi, ma annuì pensando che ogni volta che trovava un porcino si sentiva in ogni caso felice.
"Ecco, questa è una varietà rara. Osserva le spighe, sono più corte."
"Più corte..." mormorò perplessa.
"Fidati" insistette lui "Sono un botanico". La notizia in qualche modo rassicurò la ragazza.
"Sono anni che le cerco! Le pensavo estinte, invece eccole qua. Tutto merito di Gemma".
Silvia diede un’occhiata al cane "Certo" lo assecondò poi.
"La sua danza della felicità ha riportato le spighe sulla Terra. Chissà dove erano finite"
"Chissà" ripeté lei stringendo le labbra e annuendo con convinzione, ritenendo che i pazzi vadano soprattutto assecondati.
"Bene, io ho compiuto la mia missione, ora posso tornare a casa. Ti nomino Custode delle spighe" disse solennemente "Tu e Gemma vi assicurerete che possano sempre crescere e potrete mangiarne un pochino, quando non riuscirete a sentirvi felici diversamente".
Poi si girò e se ne andò.

Arrivata a casa, Silvia provò uno strano brivido leggendo sul giornale un necrologio: "Mario Stanziò, 23 01 1952 - 11 05 2019, la famiglia lo ricorda con affetto"



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